Gite

CORSI DI CONVERSAZIONE IN LINGUA FRANCESE E SPAGNOLO
E' terminato il primo ciclo di corsi di conversazione in lingua francese e spagnola. Circa 20 studenti hanno rispettato con impegno e costanza l'appuntamento settimanale di conversazione ottenendo.... a detta delle insegnanti ottimi risultati.
Con altrettanto successo si è concluso il 1° corso di italiano per stranieri, al quale hanno partecipato 6 studenti di diversa nazionalità. Ringraziamo Chantal Bernard Moretti, Lelia Leon Duranti e Simona Gatto per il prezioso contributo
Vi aspettiamo a settembre prossimo con un corso di lingua in più: arriverà anche l'inglese.
AUTUNNO INSIEME
Prima uscita – 27.9.2009
L’antica citta di Vulci ed il Giardino dei tarocchi di Capalbio
Diamo il benvenuto a tutti i soci di Ronciglioneviva che hanno aderito a questa iniziativa turistico/aggregativa molto casereccia.
Programma
Ore 08,00 partenza da piazza dei Partigiani con pulman
Ore 10,00 arrivo a Vulci – visita dell’antica città
Ore 12,30 pranzo al sacco all’interno del parco archeologico
Ore 14,00 partenza per Capalbio
Ore 14,30 arrivo al Giardino dei Tarocchi – visita del parco
Ore 17,30 partenza per Ronciglione
Ore 20,00 arrivo a Ronciglione
Costo
- biglietto autobus 11,00
- ingresso al parco 3,50
- visita guidata parco archeologico di Vulci 3,00
- biglietto giardino dei tarocchi 6,00
Costo totale adulti 23,50
Costo totale bambini < 6 anni 11,00
Costo totale bambini < 7 anni 17,50
A garanzia della prenotazione, si deve versare l’intera quota dell’autobus ed il costo della visita guidata: 11,00 + 3,00 per un totale di 14,00 sia per adulti che per bambini di età superiore ai 6 anni.
Per i bambini di età inferiore ai 6 anni, la quota da versare a garanzia della prenotazione è di euro 11,00.
I bambini di età inferiore ai 7 anni non pagano il biglietto di ingresso al giardino dei tarocchi
I bambini di età inferiore ai 6 anni non pagano al parco archeologico di Vulci
Prezzo valido per un gruppo superiore alle 25 persone
Tutti i bambini pagano interamente il costo dell’autobus
Si informano i soci di RonciglioneViva, che l’associazione RonciglioneViva si è solo resa disponibile a gestire il coordinamento della giornata e a reperire un autobus per dividere le spese del trasporto.
Accertato che l’autobus è assicurato a norma di legge, si declina ogni responsabilità riguardo ad ogni tipo di disguido che possa verificarsi durante la gita.
Speriamo di fare cosa gradita fornendo un breve riepilogo esplicativo di quanto andremo a vedere
Parco archeologico di Vulci
Vulci non è certo un parco archeologico al livello dei Fori Imperiali, a Roma, o di Pompei, ma è un luogo bellissimo che intreccia archeologia e natura per un’escursione gradevole

La città di Vulci fu una delle grandi città-stato dell’Etruria meridionale, insieme a Cerveteri, Veio e Tarquinia. Vulci è un'antica città etrusca che si trova nel territorio dell'odierna Canino, in Provincia di Viterbo nella maremma laziale, a ridosso del territorio di Montalto di Castro. Nonostante sia relativamente lontana dal mare, si trova infatti su di una piattaforma calcarea lungo la riva destra del Fiora, fu una delle più grandi città-stato dell'Etruria con un forte sviluppo marinaro e commerciale con Grecia e Oriente, come testimoniano i sontuosi corredi funebri ritrovati nelle necropoli adiacenti ed oggi sparsi nei musei di tutto il mondo. Conquistata dai Romani nel 280 a.c., divenne una placida cittadina di provincia per molti secoli, fin quando non fu invasa e distrutta dai Saraceni, nell’alto Medioevo.
Seguì un lungo periodo d’oblio. Solo nell’Ottocento iniziarono gli scavi archeologici, che sono continuati, in maniera discontinua, fino ai giorni nostri. La visita del parco archeologico di Vulci può avere inizio al Castello dell’Abbadia, che ospita il museo archeologico di Vulci (composto di non più di sei sale ma pieno di tesori etruschi: anfore, vasi e ciotole di tutti i tipi, statuette votive, resti d’armi, gioielli). Il Castello di Vulci, situato sul territorio di Canino, venne edificato a ridosso di un ponte, "ponte dell'arcobaleno" (vedi foto), costruito dai romani per attraversare una grande gola dove passa il Fiume Fiora, il quale oggi divide i territori di Canino e Montalto di Castro.
Il castello venne edificato dai monaci cistercensi nel XII secolo, su quella che era nel IX secolo un’abbazia benedettina dedicata a San Mamiliano distrutta poi dalle incursioni dei saraceni. Il castello divenne dal XIII secolo importante centro di assistenza ed accoglienza dei pellegrini e fu per mezzo secolo gestito in collaborazione con i cavalieri del Tempio, i cosiddetti Templari. Nel XVI secolo passò nelle proprietà di Alessandro Farnese, conosciuto come Papa Paolo III, che vi operò alcuni restauri. Successivamente fu utilizzata quale dogana dello Stato Pontificio, ruolo importante perché il castello era situato ai confini con il Granducato di Toscana. Passò poi ai Bonaparte, da questi nel 1859 ai Torlonia e finalmente fu acquistato dallo Stato Italiano.
Un’articolata porta d’ingresso e una torre caratterizzano la Badia. Entrando nel castello, non si può non notare il Ponte del Diavolo, ardito collegamento a sesto acuto tra le due sponde del Fiora.
Alcune sue parti risalgono addirittura all’epoca etrusca.
Nel castello, come detto, è ospitato il piccolo museo di Vulci, Nel cortile del Castello, dal 26 Giugno al 26 Settembre, sono in mostra, in una struttura creata per l’occasione, i dipinti della tomba Francois. Questa tomba fu scoperta, nell’Ottocento, dall’archeologo Francois, per conto dei Torlonia. Gli affreschi furono strappati nel 1863, per preservarli dalla rovina, e da allora sono rimasti di proprietà dei Torlonia. Sottoposti a restauro di recente, essi sono uno degli esempi più superbi della pittura etrusca.Data la loro fragilità, gli affreschi sono custoditi in una sala climatizzata, nella quale possono entrare dieci persone alla volta, ogni venti minuti. Proseguendo il giro dell’antica città, attraverso il decumano, una delle due strade che si trovano in ogni città romana, si può ammirare i resti della Porta Ovest e della strada antistante, connubio d’ingegneria etrusca e romana, il tempio di Giove, la casa del criptoportico, una villa monumentale nel centro di Vulci, fino a giungere alla Porta Orientale. Si esce così dalla città antica per visitare i resti dell’approdo fluviale della valle lambita dal Fiora. Si risalgono le pendici del pianoro protette dai resti delle mura di cinta, e attraverso il sentiero segnalato si giunge alla porta settentrionale arrivando al casaletto Mengarelli..
Il giardino dei tarocchi
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Con questo giardino fantastico, la scultrice corona un suo sogno che ha inizio sin dai primi anni della sua attività. La molla che fece scattare l’impetuosa voglia di costruire il suo giardino esoterico, scatta quando conobbe il meraviglioso parco Guell dell’architetto Gaudi’ a Barcellona. Dopo 24 anni, influenzata dalle forme morbide e dalle maestose costruzioni di questo affascinante parco, iniziò la sua avventura, costruendo a sue spese e con la collaborazione del marito Jean Tinguly, il suo giardino, incontrando notevoli difficoltà; ma la forza e la forte volontà di Niki, vinsero su tutto e su tutti. Il giardino è costruito nelle meravigliose colline toscane, precisamente nella tenuta di Garavicchio Comune di Capalbio i cui propietari sono i Caracciolo, artefici, anch’essi della realizzazione di questo “sogno”. I primi lavori furono affidati all’esperienza dello scultore Jean Tinguely e subito dopo alla mano d’opera locale,tra cui si distinsero alcuni operai, divenuti in seguito molto importanti per la scultrice che li considerò parte della sua famiglia. Le sculture sono realizzate internamente, con tondino di ferro di vario spessore sagomato esclusivamente con la forza delle braccia e saldato tra loro, formando una rete fitta e intrecciata; A quest’intreccio di ferro è stata legata della rete da gettata, poi è stato spruzzato il cemento a forza, con macchinari particolari, da una ditta specializzata, aiutati anche dagli operai del giardino. Tutto quest’intreccio di ferro e cemento a fatto si che queste sculture ciclopiche fossero anche antisismiche. Finita la parte grezza, Niki iniziò a pensare a come abbellire le sue opere; le prime prove furono con vernici brillanti a base di resine, ma furono abbandonate quando pensò a qualcosa di piu’ prezioso che le rendesse ancora più magiche e misteriose. La sua idea fu’ di rivestire le sue opere con mosaici, s’iniziò cosi’ ad usare specchio per rivestire la mano del mago, per continuare con la torre; pensò anche di usare ceramica, che era sagomata, lavorata e cotta sul posto, sperimentando nuove tecniche di lavorazione con la collaborazione di una ceramista. Furono acquistate anche una notevole quantità di lastre di vetri pregiati multicolore (vetro di Murano di Venezia), un esempio di mosaico con vetro di Murano si può vedere sul viso della sacerdotessa. Alcune opere sono state fatte da altri artisti, come le panche in ceramica poste all’esterno del giardino, le sedie in ferro e ceramica dentro l’imperatrice, e l’arredamento della biglietteria fatte da un artista francese: Pierre Marie Lejeune; gli affreschi all’interno del mago sono del pittore Alan Davie, la scultura posta dentro la sacerdotessa è di Marina Karella, mentre la costruzione della biglietteria era stata affidata all’architetto Mario Botta. Il suo muro costruito con materiale di zona (tufo), divide la realtà di tutti i giorni con la magia affascinante del Giardino dei Tarocchi dove si dissolve anche il concetto del tempo. Oggi il giardino è diventato una fondazione privata, i suoi introiti servono soprattutto alla notevole manutenzione di cui il giardino giornalmente ha bisogno. Oggi Niki de Saint Phalle non è più tra noi ma il suo ricordo vive nel giardino e nelle sua altre numerose opere sparse per il mondo. La carta “L’eremita,” “la torre, “l’imperatore,”che è rappresentato da un castello dove all’interno è sorretto da diverse colonne rivestite con mosaici in specchio e ceramiche. Vi troviamo anche scene di caccia, draghi, uomini feriti e una fontana che rappresenta la lussuria, con delle donne che giocano con l’acqua. La carta “dell’imperatrice” è a forma di sfinge, dove all’interno c’è un gran salone, un bagno e una piccola stanza da letto; in questo luogo ha vissuto e lavorato per diverso tempo l’ideatrice del progetto. All’interno vi sono anche “il carro,” “la stella,” “il giudizio.” Infine “la luna” e “la temperanza”,quest’ultima posta sopra una chiesina internamente rivestita di specchio e un altarino con sopra una Madonna negra in ceramica.
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RONCIGLIONEVIVA A LEZIONE DI ARTE E STORIA A PALAZZO DELLA CORGNA
"Aspettando l'Estate", una giornata insieme tra Natura, Arte e Sapori dell'Umbria è stata una bella occasione di incontro tra giovani e meno giovani di Ronciglione. In allegra compagnia lezioni di arte e natura che hanno suscitato l' interesse dei partecipanti. RonciglioneViva dà appuntamento a Settembre con il consueto appuntamento di "Autunno Insieme", passeggiate e visite enogastronomiche... e non solo, che verranno pubblicizzate sia sul giornale che su questo sito. Un grazie a tutti e a presto !

Gita a Citta’ della Pieve – Castiglion del Lago
Il 2 giugno RonciglioneViva organizza
“Aspettando l’estate”
Una giornata insieme tra natura arte e i sapori dell’Umbria
PROGRAMMA
Ore 7,00 Partenza con autobus da Piazzale Mancini per Città della Pieve
Ore 9,45 Arrivo a Città della Pieve – Visita alle Opere del Perugino
Ore 11,00 Partenza per Castiglion del Lago
Visita della città – percorso monumentale
Ore 13,30 Pranzo presso l’ agriturismo “Podere Bello” di Castiglion del Lago
Ore 15,15 Partenza per Tuoro – Isola Maggiore
Ore 16,20 Traghetto per Isola Maggiore
Ore 16,30 Arrivo Isola Maggiore – Visita dell’Isola
Ore 18,00 Partenza per Tuoro
Ore 18,15 Arrivo a Tuoro
Ore 18,30 Partenza per Ronciglione
Ore 21,00 Arrivo a Ronciglione
Costo della gita(Pulman – Pranzo – Traghetto – Musei)
45 euro adulti
35 euro ragazzi
25 euro bambini
Per informazioni e
prenotazioni rivolgersi al
3284225344 o al 3343646305
Cenni storici su Città della Pieve
Città della Pieve è adagiata su una collina,tra i fiumi Nestore e Chiani,domina la Valdichiana e ilo lago Trasimeno.
Nel periodo etrusco-romano, l’odierno territorio di Città della Pieve apparteneva a Chiusi.
Il primitivo nucleo urbano, nasce come avamposto fortificato nel VII secolo per volere dei Duchi longobardi di Chiusi. Nell’VIII secolo fu costruita la Pieve, chiesa con funzione battesimale (da cui il nome della città ), gli individui che entrano nella chiesa per diventare cristiani si riconoscono anche come comunità civile. Si forma un borgo intorno alla Pieve “il Castello della Pieve”, antico nome della città.
Il centro originario si ingrandisce per il progressivo impaludamento della Valdichiana, la popolazione della valle tende a salire verso l’alto.
Fin dal1188 la città è sottoposta al dominio di Perugia, particolarmente interessata al controllo dei territori agricoli del “Chiugi” e alla difesa dei propri confini con la nemica Repubblica di Siena. La borghesia cittadina dedita alla lavorazione del laterizio e di un tessuto particolarmente pregiato, “il panno cremisi”, si ribella continuamente aspirando alle libertà comunali.
Al guelfismo di Perugia si opporrà con il ghibellismo di Castel della Pieve che porterà, sotto la protezione di Federico II di Svevia, all’istituzione del libero Comune a partire dal 1228, anno in cui l’esercito imperiale e quello senese irrompono in Valdichiana contro le città guelfe di Orvieto e Perugia.
L’urbanistica
La particolare struttura urbanistica di Città della Pieve, è stata realizzata intorno al 1200.
La costruzione delle strade e la loro forma, non sono affatto casuali, ma hanno molteplici significati.
La pianta cittadina,infatti somiglia ad un’aquila, simbolo dell’Imperatore Federico II, morto nel 1250.
La costruzione della città fu terminata prima della morte dell’Imperatore, ed è quindi ipotizzabile che la particolare conformazione, sia stata voluta proprio da Federico II.
L’aquila che sta alla base di Città della Pieve, inoltre sembra essere orientata verso Roma, quasi a ribadire la pressione sempre costante dell’Imperatore.
Ma la simbologia intrinseca nella pianta della città, denota anche un’altra caratteristica, oltre a rappresentare le tre classi sociali, rappresenta le suddivisioni amministrative (terzieri), il terziere costruito sulla testa dell’aquila denominato “Castello” rappresenta i cavalieri, quello edificato sulla pancia e chiamato “Borgo Dentro”, rappresenta la borghesia e il terzo, sulla coda dell’aquila e definito “Casalino” simboleggia la classe dei pedoni.
L’architettura
Il duomo
La Pieve è la chiesa con funzione battesimale, attorno al quale iniziò a radunarsi la comunità che diede vita al borgo.
Subisce un’importante modifica nella prima metà del 1200, quando viene ampliata ed abbellita con decorazioni di gusto gotico.
La massiccia costruzione con i conci che contengono gli archi e che incorniciano una porzione della chiesa, probabilmente apparteneva a palazzo dei Consoli, quasi completamente distrutto dall’assalto che Perugina sferrò a Città della Pieve.
La chiesa ha seguito tutte le trasformazioni del tempo,evolvendosi con il contesto urbano.
La diocesi di Città della Pieve fu istituita nel 1600 da Clemente VIII e la Pieve, prima Collegiata dei Santi Gervasio e Protasio diventò Cattedrale.
Per le successive modifiche, che saranno portare avanti tra il 1660 e il 1700, sarà utilizzato come riferimento la chiesa del Gesù di Roma, uno degli esempi più belli dell’architettura della Controriforma.
All’interno della Cattedrale sono esposte opere di grande importanza, come il quadro intitolato “Il Battesimo di Gesù” del Perugino e “Lo Sposalizio della Vergine” del Pomarancio.
Torre del pubblico
Addossata alla cattedrale, si erge la Torre del Pubblico, costruita nel XII secolo con materiali di spoglio e sopraelevata con laterizi nel 1471.
Palazzo della Corgna
Fu costruito per volontà di Ascanio della Corgna, Governatore di Castel della Pieve prima e Marchese di Castiglion del Lago e di Chiugi, poi.
Il palazzo è posto proprio di fronte alla Cattedrale, quasi a voler simboleggiare una parità d’importanza. La costruzione non è mai stata finita, e questo particolare si sposa perfettamente con la personalità di Ascanio, uomo sempre in viaggio e coinvolto in innumerevoli battaglie.
Il palazzo è composto da tre piani, gli interni sonno riccamente affrescati dal Pomarancio e da Salvio Savini(1580), con raffigurazioni mitologiche in stile tardo- manierista.
Chiesa di Santa Maria dei Bianchi
Già oratorio, era anticamente sede della”Compagnia dei Disciplinati” o “ dei Bianchi.
Da alcuni documenti si evince che la chiesa già esisteva nel XIV e aveva annesso l’ospedale, poi diventato ospizio.
A partire dal XVIII sec. si cominciò a costruire una nuova chiesa sulla struttura della precedente. Nel 1743 furono completati gli interventi all’interno, nel 1772 fu iniziata la facciata, terminata intorno al 1780.
All’interno ci sono affreschi e tele del pittore romano Giovanni Piselli, molto interessante è l’organo che si trova sulla controfacciata, opera di Claudio Carletti da Fabriano.
L’opera più importante è senza dubbio “L’adorazione dei Magi”(1504) di Pietro Vannucci detto il Perugino che dipinse l’intera parete di fondo, è una delle più grandi e complesse opere del maestro. Dallo splendido paesaggio rappresentato sullo sfondo, alla finezza dei personaggi, numerosi in questa composizione, trenta, solo le figure a grandezza naturale, di più quelle piccole.
La parte centrale è quella più curata e dimostra che il Perugino, nella parte che più attrae lo sguardo dell’osservatore, mise in opera tutto il suo ingegno, lasciando ai suoi collaboratori i gruppi di figure laterali.
Pietro Vannucci detto “il Perugino”
Nasce a Città della Pieve, la data di nascita è incerta, oscilla tra il 1448 e il 1450, apparteneva ad una delle famigli più ricche della città.
Unanimemente considerato il massimo esponente della pittura umbra del XV sec. il Perugino rappresenta appieno la compagine artistica dell’umanesimo.
È stato maestro di Raffaello.
Inizia presto la sua attività, diventando discepolo di Piero della Freancesca.
Nel 1472 s’iscrive alla Compagnia di San Luca a Firenze ed entra a far parte della prestigiosa bottega di Andrea Verrocchio.
Tra i tratti distintivi dell’arte del Perugino, vi sono la coscienza del paesaggio e la conquista dello spazio atmosferico, merito in parte della frequentazione con Leonardo da Vinci.
Le sue prime opere documentate risalgono al 1478, in questo anno affresca la chiesa del Cerqueto, di cui oggi non resta che qualche frammento, rappresentante San Sebastiano.
È la partecipazione alla più importante impresa decorativa del tardo quattrocento italiano a rappresentare una svolta significativa nella sua attività.
Nel 1478, il papa Sisto IV lo chiama a Roma per affrescare la Cappella della Concezione, opera oggi perduta.
L’affresco gli vale la stima del Pontefice,tanto che nel 1481 coordina la fresatura della Cappella Sistina, insieme al Botticelli, al Ghirlandaio e a Cosimo Rosselli.
Alcuni affreschi sono stati distrutti per far posto al Giudizio Universale di Michelangelo.
Tra quelli rimasti c’è il capolavoro del Perugino, La consegna delle chiavi a San Pietro, dove in una vasta spazialità segnata da riferimenti architettonici, frutto delle esperienze di Piero della Francesca, si muovono figure teatralmente equilibrate.
Questo momento artistico segna l’inizio di una brillante carriera, procaccia al giovane artista molti lavori, gli procura una solida fama e denaro sufficiente per quasi tutta la vita.
Per assolvere a tutti le commissioni, che gli provengono da ogni parte d’Italia, apre due botteghe, una a Firenze ed una a Perugia.
A causa della grande mole di lavoro, sovente impone agli allievi una pedissequa imitazione dei suoi stilemi e ciò genera presto, una pittura di maniera.
Sono in molti a giudicare negativamente, rispetto ai suoi esordi, la fase finale della sua opera.
Muore di peste a Fontignano (Perugia) nel 1523.
CASTIGLION DEL LAGO
Castiglione del Lago è stata costruita su un promontorio di roccia calcarea sulle sponde orientali del Lago Trasimeno. Essa si trova lungo quella che un tempo era un'importante via di comunicazione, stretta tra Orvieto al sud, Chiusi ad ovest ed Arezzo al nord.
I primi ad occupare quest' area furono probabilmente gli etruschi, come sembrano suggerire i resti di tombe venuti alla luce nella zona. Nel periodo etrusco, il borgo è un centro di modeste dimensioni, localizzato probabilmente all’estremità del promontorio verso il lago.
Fondata dai romani col nome di Novum Clusium (Nuova Chiusi), sorge su di un colle che in epoca antica costituiva la quarta isola del lago Trasimeno (le tre isole ancora esistenti sono la Maggiore, la Minore e la Polvese) prima che la striscia d'acqua che la separava dalla terraferma fosse riempita. Nella struttura urbanistica del borgo antico è facilmente riscontrabile, nelle tre strade parallele che tagliano longitidinalmente il paese (decumani), l'origine romana.
La sua posizione in una zona così contesa, prima tra gli Etruschi ed i Romani, in seguito tra le cittadine toscane e Perugia, causò in numerose occasioni la distruzione delle fortificazioni originali, ricostruite a più riprese. Solo durante il regno dell'imperatore Federico II (agli inizi del XIII secolo), Castiglione visse un periodo di relativa stabilità.
Infatti, dopo l' occupazione romana, durante il quale Castiglion del Lago è stazione ed accampamento lungo la via Cassia Aretina, il borgo appartenne di volta in volta al marchese di Toscana, all'abbazia di San Germano di Campoleone, a Perugina (divenendo feudo della potente famiglia dei Baglioni). Nel 1550, papa Giulio III concesse il feudo a sua sorella. Nel 1563, il figlio di lei, Ascanio della Corgna, divenne marchese di Castiglione e Chiusi. Il feudo divenne nel 1617 un prospero Ducato, che ebbe però vita breve. Il duca Fulvio Allesandro morì infatti senza lasciare eredi e così la città tornò sotto il dominio dello Stato della Chiesa .
Il nome deriva dalla fortezza medievale eretta verso la metà del Duecento e chiamata “Castello del Leone” per la sua forma pentagonale ispirata alla costellazione del Leone.
Più tardi la città cadde sotto il controllo di Perugia,
Isola Maggiore
L’Isola Maggiore si eleva dalle acque del lago Trasimeno in prossimità della sponda settentrionale a poche centinaia di metri dalla costa.. Anticamente isola Maggiore era molto più abitata; nel XVI riuscì a contare circa 600 unità contro le 30 attuali
Il percorso di visita si snoda attraverso passeggiate sui comodi sentieri che circondano l’isola tra ulivi, cipressi, lecci e pioppi, dai quali si apre un incantevole panorama a perdita d’occhio su tutto il perimetro del lago, con la cintura dei paesi rivieraschi e delle colline che lo circondano.
Di grande fascino è il piccolo borgo situato sulla costa occidentale dell’isola, oggi distribuito solo lungo via Guglielmi, ancora costellata di monumenti sia medievali che cinque-seicenteschi.
Ma in origine l’insediamento si estendeva anche a monte di quello attuale.
L’economia è stata sempre fondata sulla pesca tuttora praticata dai pochi abitanti stabili, tanto che in età medievale le imposte che la comunità doveva al Comune di Perugia venivano pagate per lo più in partite di pesce.
L’attività principale per le donne dell’Isola è il famoso pizzo d’Irlanda.
L’isola fu certamente già abitata in età etrusco-romana e poi nel corso dell’alto medioevo quando per le popolazioni costiere poteva costituire un sicuro rifugio dalle scorrerie degli eserciti barbarici. Una comunità stabile esisteva anche del dodicesimo secolo. Sappiamo infatti che la popolazione dell’isola in un momento imprecisato tra il 1139 ed il 1174 si sottomise al Comune di Perugia allo scopo di riceverne protezione .
Risalgono al XII secolo la chiesta di san Salvatore e forse anche quella di San Michele Arcangelo sulla sommità dell’Isola. Nel corso del ‘300 l’Isola si arricchì di altri importanti edifici come la cosiddetta Casa del Capitano del Popolo, ed il convento di San Francesco, costruito nel 1328. Sull’isola infatti San Francesco avrebbe trascorso una Quaresima in digiuno e preghiera. Nel corso dei secoli successivi sorsero anche altri complessi come la chiesa di San Leonardo, la chiesa del Buon Gesù e l’Oratorio della Buona Morte, questo anche in dipendenza dell’elevatissimo numero di confraternite religiose i cui membri laici erano dediti all’assistenza dei bisognosi. Tutti elementi che testimoniano la presenza di una comunità vivace e generosa.
Francesco d’Assisi santo universalmente noto, fondatore dell’ordine francescano, durante la sua vicenda terrena fino alla morte avvenuta nel 1226, predicò ed operò miracoli in molte città e paesi soprattutto umbri. La notizia del passaggio di San Francesco ad Isola Maggiore è presente fin dalla vita prima di Tommaso da Celano la prima biografia ufficiale del santo terminata già nel 1229, un anno dopo la canonizzazione di San Francesco. Qui si parla di un episodio miracoloso avvenuto sull’isola che ha per protagonista un coniglietto selvatico. La bestiola catturata da qualcuno e consegnata al santo venne da Francesco immediatamente liberata, ma questa invece che scappare verso il bosco si rifugiò nel grembo di Francesco invitata più volte a fuggire immancabilmente saltava tra le sue braccia. Di una intera quaresima trascorsa da San Francesco sull’isola parla invece un’ altra fonte tuttavia più tarda della precedente: i fioretti. Secondo questa tradizione, Francesco che si trovava ospite il giorno di carnevale di un suo devoto amico abitante nei dintorni del lago, fu ispirato da Dio a trascorrere sull’isola del Trasimeno l’intera quaresima in digiuno e preghiera. L’amico l’accompagnò sull’isola dove il santo portò con sé solo due pani. Quando quaranta giorni dopo tornò a riprendere Francesco, si accorse che aveva ancora conservato un pane e mezzo. Altra tradizione vuole che durante il tragitto in barca sul lago si abbattè una tempesta sedata miracolosamente dal santo che riusciva anche nel turbinare dei venti a tenere una candela accesa.
Il principale ricordo del passaggio di Francesco può essere considerato lo stesso convento con l’affresco trecentesco che rappresentava il miracolo della tempesta sedata che già in antico evidentemente era parte di una tradizione orale. Altri luoghi sono tuttora venerati come quelli del passaggio e del soggiorno di Francesco durante la quaresima che il santo, secondo la tradizione dei fioretti, passò sull’isola. Se ne trovano lungo il sentiero che circonda l ‘isola nei pressi della riva, sul lato affacciato verso Passignano e l’isola Minore. Nel luogo dove il Santo approdò un cappellina protegge la fonte che Francesco stesso, secondo la tradizione, scavò con le sue mani facendovi scaturire dell’acqua. Sopra di essa una statua lignea molto rovinata ne ritrae le sembianze. Un masso posto a poca distanza presenterebbe ancora impressi i segni dei gomiti e delle ginocchia del santo. Una seconda statua in bronzo si erge sulla riva a poca distanza; è un dono dei frati francescani di Santa Croce di Firenze nel 1982. Altra cappellina custodisce una pietra considerata il giaciglio del santo durante il soggiorno quaresimale.
Programma di viaggio
Ore 6,30 – appuntamento Piazzale Mancini (Piazza del parcheggio)
Ore 9,45 – Arrivo a Castello Romitorio
Ore 10,00 –11,30 visita guidata della tenuta abbinata all’eventuale acquisto dei vini
Ore 12,00 – 13,15 Breve visita di Montalcino
Ore 13,30 – Pranzo presso l’Osteria la Crocina a Montalcino
Ore 15,30 – Partenza per l’ Abbazia di Sant’Antimo –
Ore 16,00 – 17,00 – Visita guidata dell’Abbazia di Sant’Antimo
Ore 17,00- partenza per Ronciglione
Ore 19,45 arrivo a Ronciglione.
E’ importante rispettare l’orario di partenza perché la visita alla tenuta Chia è guidata ed incastrata tra i molteplici impegni della tenuta…… e nostri.
Si informano i soci di RonciglioneViva, che l’associazione RonciglioneViva si è solo resa disponibile a gestire il coordinamento della giornata e a reperire un autobus per dividere le spese del trasporto.
Accertato che l’autobus è assicurato a norma di legge, si declina ogni responsabilità riguardo ad ogni tipo di disguido che possa verificarsi durante la gita.






dando già una forma rassomigliante alla scultura.
dell’impiccato è posta all’interno dell’albero della vita, più avanti c’è “la giustizia,” una figura femminile con all’interno una macchina che rappresenta l’ingiustizia, bloccata da un cancello con un grosso lucchetto; “gli innamorati” rappresentata da Adamo ed Eva in un simpatico pik nik.
