Vulci ed il Giardino dei tarocchi
Giovedì 03 Giugno 2010 09:25
AUTUNNO INSIEME
Prima uscita – 27.9.2009
L’antica citta di Vulci ed il Giardino dei tarocchi di Capalbio
Diamo il benvenuto a tutti i soci di Ronciglioneviva che hanno aderito a questa iniziativa turistico/aggregativa molto casereccia.
Programma
Ore 08,00 partenza da piazza dei Partigiani con pulman
Ore 10,00 arrivo a Vulci – visita dell’antica città
Ore 12,30 pranzo al sacco all’interno del parco archeologico
Ore 14,00 partenza per Capalbio
Ore 14,30 arrivo al Giardino dei Tarocchi – visita del parco
Ore 17,30 partenza per Ronciglione
Ore 20,00 arrivo a Ronciglione
Costo
- biglietto autobus 11,00
- ingresso al parco 3,50
- visita guidata parco archeologico di Vulci 3,00
- biglietto giardino dei tarocchi 6,00
Costo totale adulti 23,50
Costo totale bambini < 6 anni 11,00
Costo totale bambini < 7 anni 17,50
A garanzia della prenotazione, si deve versare l’intera quota dell’autobus ed il costo della visita guidata: 11,00 + 3,00 per un totale di 14,00 sia per adulti che per bambini di età superiore ai 6 anni.
Per i bambini di età inferiore ai 6 anni, la quota da versare a garanzia della prenotazione è di euro 11,00.
I bambini di età inferiore ai 7 anni non pagano il biglietto di ingresso al giardino dei tarocchi
I bambini di età inferiore ai 6 anni non pagano al parco archeologico di Vulci
Prezzo valido per un gruppo superiore alle 25 persone
Tutti i bambini pagano interamente il costo dell’autobus
Si informano i soci di RonciglioneViva, che l’associazione RonciglioneViva si è solo resa disponibile a gestire il coordinamento della giornata e a reperire un autobus per dividere le spese del trasporto.
Accertato che l’autobus è assicurato a norma di legge, si declina ogni responsabilità riguardo ad ogni tipo di disguido che possa verificarsi durante la gita.
Speriamo di fare cosa gradita fornendo un breve riepilogo esplicativo di quanto andremo a vedere
Parco archeologico di Vulci
Vulci non è certo un parco archeologico al livello dei Fori Imperiali, a Roma, o di Pompei, ma è un luogo bellissimo che intreccia archeologia e natura per un’escursione gradevole

La città di Vulci fu una delle grandi città-stato dell’Etruria meridionale, insieme a Cerveteri, Veio e Tarquinia. Vulci è un'antica città etrusca che si trova nel territorio dell'odierna Canino, in Provincia di Viterbo nella maremma laziale, a ridosso del territorio di Montalto di Castro. Nonostante sia relativamente lontana dal mare, si trova infatti su di una piattaforma calcarea lungo la riva destra del Fiora, fu una delle più grandi città-stato dell'Etruria con un forte sviluppo marinaro e commerciale con Grecia e Oriente, come testimoniano i sontuosi corredi funebri ritrovati nelle necropoli adiacenti ed oggi sparsi nei musei di tutto il mondo. Conquistata dai Romani nel 280 a.c., divenne una placida cittadina di provincia per molti secoli, fin quando non fu invasa e distrutta dai Saraceni, nell’alto Medioevo.
Seguì un lungo periodo d’oblio. Solo nell’Ottocento iniziarono gli scavi archeologici, che sono continuati, in maniera discontinua, fino ai giorni nostri. La visita del parco archeologico di Vulci può avere inizio al Castello dell’Abbadia, che ospita il museo archeologico di Vulci (composto di non più di sei sale ma pieno di tesori etruschi: anfore, vasi e ciotole di tutti i tipi, statuette votive, resti d’armi, gioielli). Il Castello di Vulci, situato sul territorio di Canino, venne edificato a ridosso di un ponte, "ponte dell'arcobaleno" (vedi foto), costruito dai romani per attraversare una grande gola dove passa il Fiume Fiora, il quale oggi divide i territori di Canino e Montalto di Castro.
Il castello venne edificato dai monaci cistercensi nel XII secolo, su quella che era nel IX secolo un’abbazia benedettina dedicata a San Mamiliano distrutta poi dalle incursioni dei saraceni. Il castello divenne dal XIII secolo importante centro di assistenza ed accoglienza dei pellegrini e fu per mezzo secolo gestito in collaborazione con i cavalieri del Tempio, i cosiddetti Templari. Nel XVI secolo passò nelle proprietà di Alessandro Farnese, conosciuto come Papa Paolo III, che vi operò alcuni restauri. Successivamente fu utilizzata quale dogana dello Stato Pontificio, ruolo importante perché il castello era situato ai confini con il Granducato di Toscana. Passò poi ai Bonaparte, da questi nel 1859 ai Torlonia e finalmente fu acquistato dallo Stato Italiano.
Un’articolata porta d’ingresso e una torre caratterizzano la Badia. Entrando nel castello, non si può non notare il Ponte del Diavolo, ardito collegamento a sesto acuto tra le due sponde del Fiora.
Alcune sue parti risalgono addirittura all’epoca etrusca.
Nel castello, come detto, è ospitato il piccolo museo di Vulci, Nel cortile del Castello, dal 26 Giugno al 26 Settembre, sono in mostra, in una struttura creata per l’occasione, i dipinti della tomba Francois. Questa tomba fu scoperta, nell’Ottocento, dall’archeologo Francois, per conto dei Torlonia. Gli affreschi furono strappati nel 1863, per preservarli dalla rovina, e da allora sono rimasti di proprietà dei Torlonia. Sottoposti a restauro di recente, essi sono uno degli esempi più superbi della pittura etrusca.Data la loro fragilità, gli affreschi sono custoditi in una sala climatizzata, nella quale possono entrare dieci persone alla volta, ogni venti minuti. Proseguendo il giro dell’antica città, attraverso il decumano, una delle due strade che si trovano in ogni città romana, si può ammirare i resti della Porta Ovest e della strada antistante, connubio d’ingegneria etrusca e romana, il tempio di Giove, la casa del criptoportico, una villa monumentale nel centro di Vulci, fino a giungere alla Porta Orientale. Si esce così dalla città antica per visitare i resti dell’approdo fluviale della valle lambita dal Fiora. Si risalgono le pendici del pianoro protette dai resti delle mura di cinta, e attraverso il sentiero segnalato si giunge alla porta settentrionale arrivando al casaletto Mengarelli..
Il giardino dei tarocchi
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Con questo giardino fantastico, la scultrice corona un suo sogno che ha inizio sin dai primi anni della sua attività. La molla che fece scattare l’impetuosa voglia di costruire il suo giardino esoterico, scatta quando conobbe il meraviglioso parco Guell dell’architetto Gaudi’ a Barcellona. Dopo 24 anni, influenzata dalle forme morbide e dalle maestose costruzioni di questo affascinante parco, iniziò la sua avventura, costruendo a sue spese e con la collaborazione del marito Jean Tinguly, il suo giardino, incontrando notevoli difficoltà; ma la forza e la forte volontà di Niki, vinsero su tutto e su tutti. Il giardino è costruito nelle meravigliose colline toscane, precisamente nella tenuta di Garavicchio Comune di Capalbio i cui propietari sono i Caracciolo, artefici, anch’essi della realizzazione di questo “sogno”. I primi lavori furono affidati all’esperienza dello scultore Jean Tinguely e subito dopo alla mano d’opera locale,tra cui si distinsero alcuni operai, divenuti in seguito molto importanti per la scultrice che li considerò parte della sua famiglia. Le sculture sono realizzate internamente, con tondino di ferro di vario spessore sagomato esclusivamente con la forza delle braccia e saldato tra loro, formando una rete fitta e intrecciata; A quest’intreccio di ferro è stata legata della rete da gettata, poi è stato spruzzato il cemento a forza, con macchinari particolari, da una ditta specializzata, aiutati anche dagli operai del giardino. Tutto quest’intreccio di ferro e cemento a fatto si che queste sculture ciclopiche fossero anche antisismiche. Finita la parte grezza, Niki iniziò a pensare a come abbellire le sue opere; le prime prove furono con vernici brillanti a base di resine, ma furono abbandonate quando pensò a qualcosa di piu’ prezioso che le rendesse ancora più magiche e misteriose. La sua idea fu’ di rivestire le sue opere con mosaici, s’iniziò cosi’ ad usare specchio per rivestire la mano del mago, per continuare con la torre; pensò anche di usare ceramica, che era sagomata, lavorata e cotta sul posto, sperimentando nuove tecniche di lavorazione con la collaborazione di una ceramista. Furono acquistate anche una notevole quantità di lastre di vetri pregiati multicolore (vetro di Murano di Venezia), un esempio di mosaico con vetro di Murano si può vedere sul viso della sacerdotessa. Alcune opere sono state fatte da altri artisti, come le panche in ceramica poste all’esterno del giardino, le sedie in ferro e ceramica dentro l’imperatrice, e l’arredamento della biglietteria fatte da un artista francese: Pierre Marie Lejeune; gli affreschi all’interno del mago sono del pittore Alan Davie, la scultura posta dentro la sacerdotessa è di Marina Karella, mentre la costruzione della biglietteria era stata affidata all’architetto Mario Botta. Il suo muro costruito con materiale di zona (tufo), divide la realtà di tutti i giorni con la magia affascinante del Giardino dei Tarocchi dove si dissolve anche il concetto del tempo. Oggi il giardino è diventato una fondazione privata, i suoi introiti servono soprattutto alla notevole manutenzione di cui il giardino giornalmente ha bisogno. Oggi Niki de Saint Phalle non è più tra noi ma il suo ricordo vive nel giardino e nelle sua altre numerose opere sparse per il mondo. La carta “L’eremita,” “la torre, “l’imperatore,”che è rappresentato da un castello dove all’interno è sorretto da diverse colonne rivestite con mosaici in specchio e ceramiche. Vi troviamo anche scene di caccia, draghi, uomini feriti e una fontana che rappresenta la lussuria, con delle donne che giocano con l’acqua. La carta “dell’imperatrice” è a forma di sfinge, dove all’interno c’è un gran salone, un bagno e una piccola stanza da letto; in questo luogo ha vissuto e lavorato per diverso tempo l’ideatrice del progetto. All’interno vi sono anche “il carro,” “la stella,” “il giudizio.” Infine “la luna” e “la temperanza”,quest’ultima posta sopra una chiesina internamente rivestita di specchio e un altarino con sopra una Madonna negra in ceramica.
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dando già una forma rassomigliante alla scultura.
dell’impiccato è posta all’interno dell’albero della vita, più avanti c’è “la giustizia,” una figura femminile con all’interno una macchina che rappresenta l’ingiustizia, bloccata da un cancello con un grosso lucchetto; “gli innamorati” rappresentata da Adamo ed Eva in un simpatico pik nik.
